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PRESENTAZIONE Le origini, la storia
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Le origini e la storia
Le origini pag 2
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LE ORIGINI E LA STORIA a cura di Vittorio Bolcato

La storia del Monastero delle monache di S. Domenico in Vicenza comprende
tre fasi principali: la fondazione (1264), la ricostruzione con il lascito di Gaspare Trissino (1483) e la ristrutturazione, soprattutto del chiostro, voluta dal priore di S. Corona Tommaso Riccardi (1768).

Si possono individuare altre tre fasi successive che riguardano la soppressione del monastero con i decreti napoleonici (1806 e 1810), la sua acquisizione da parte del Comune (1813), l'utilizzazione a scopi sociali e, infine, il recente recupero per adattare il monumentale complesso a sede del Conservatorio di musica. Del monastero soppresso, l'Archivio di Stato di Vicenza conserva ben 177 volumi di documenti che vanno dal 1264 al 1806. Il primo documento è del 1264 e concerne l'acquisto di dieci campi a Vicenza nell'antico borgo delle Roblandine nella via "Pixola" cioè piccola, detta poi contrada di S. Domenico, dove sarà edificato il monastero. È posto fuori delle mura duecentesche, ma all'interno di quelle scaligere (sec. XIV); la cinta muraria veneziana (sec. XV) completerà poi il sistema difensivo di Vicenza.

Nulla rimane della primitiva costruzione del monastero e della chiesa. Consistenti sono invece gli elementi architettonici della rifabbrica avvenuta alla fine del 1400, grazie al lascito di 500 ducati d'oro fatto nel 1483 da Gaspare Trissino, il padre di Giangiorgio. I due grandi stemmi in biancone di Pove posti nell'angolo nord ricordano proprio i lavori effettuati e appartengono ai rettori di Vicenza che governarono la città in quell'anno: Pietro Morosini capitanio [d'oro, alla banda d'azzurro] e Pierazzo Malipiero podestà [d'argento, all'artiglio d'aquila spiegato di nero] con le iniziali P e M. I due scudi a bucranio sono posti in diagonale e simmetrici, poggiano su patere lavorate a conchiglia e sono contornati da due corone: quella di sinistra è costituita da due trombe, chiaro riferimento ai compiti militari del capitanio e ai due "trombatores" o "tubatores", due ufficiali al servizio della Magnifica città di Vicenza già indicati nel primo statuto del 1264.

La corona di destra è formata da due rami d'alloro, simbolo del podestà, cioè l'autorità che amministrava la giustizia. Le due insegne nobiliari  sono costituite da due distinte lastre di pietra e potrebbero essere state congiunte in occasione del vasto riordino del monastero del 1768.


 

Appartengono alla rifabbrica le colonne con capitelli a gemma in pietra di Costozza del grande chiostro eccetto quelli del lato est e nord che sono attribuiti ai lavori effettuati dal Groppino (1567-69) ricordati nell'iscrizione della piccola lapide "MDLXVIII" tra due stemmi: una croce patente (simbolo del monastero) e una squadra con la lettera D (simbolo del costruttore e iniziale del nome: Domenico Groppino). Il capomastro e imprenditore Groppino fu uno stretto collaboratore del Palladio e fidato consulente di Montano Barbarano per diverse imprese edilizie. Fanno parte ancora della ricostruzione il refettorio a volta ribassata su lunette e vele sorrette da capitelli pensili e le porte della cantina.

Sempre della fine del '400 è la chiesa, mentre il coro con la bella porta architravata è stato aggiunto nei primi decenni del '500. Sono visibili gli archetti ciechi e le lesene della chiesa e del coro e anche le tracce delle antiche monofore. Dal 1519 al 1521 i pittori Fogolino e Giovanni Speranza (Vajenti) dipinsero gli affreschi della chiesa (perduti) e del coro e nel 1524 Alessandro Verla affrescava le lunette del chiostro. Nel 1526 Giovanni Speranza terminava la "Crocifissione", il grande affresco del refettorio. Al centro è raffigurato il Cristo con ai lati i due ladroni. Sotto il ladrone di sinistra sta la Vergine tra le donne e più a sinistra un cavaliere e un altro uomo a cavallo; a destra l'apostolo Giovanni in piedi e un soldato a cavallo e sotto il Cristo la Maddalena.

Nulla rimane delle lunette, mentre la "Crocifissione" fu scoperta e restaurata nel 1844 dal canonico Ludovico Gonzati, come si legge nella lapide:

"COPERTO DA FITTA CALCE GIACEVA IGNOTO QUESTO DIPINTO: LODOVICO GONZATI CONFESSORE DELL'OSPIZIO LO SCOPRÌ E RISTAURÒ L'ANNO 1844: FRANCESCO CISOTTI DIRETTORE TESTIMONIÒ AL LUNGO E PENOSO LAVORO SEGNA CON GRATO ANIMO QUESTA MEMORIA".

Nel 1613 fu aggiunta la foresteria che rimane fuori del quadrilatero e forma il cortile minore nel quale si entrava con i carri.

La posa nel 1658 di una conduttura sotterranea, lavoro eccezionale per quei tempi, che dal brolo attraversando il lato est portava l'acqua nelle cucine e nel guardaroba è ricordata da una piccola lapide murata sopra la porta del lato nord:

"FU FATTO L'EDIFICIO DI FAR VENIRE L'ACQUA IN CUCINA E VESTIARIA. ESSENDO PRIORA LA M.R. MADRE SUOR FELICITA LANZI VENETIANA FU FATTO DAL SIG. ORSETTO DALEGRI DI VENETIA 1658. 2 DI GIUGNO".

Nel 1768, su progetto del priore di S. Corona Tommaso Riccardi, fu riordinato il chiostro perché portava l'impronta delle varie epoche. Non tutto andò distrutto perché diverse delle quaranta colonne che lo circondano furono riutilizzate, come pure i capitelli tardo-gotici e quelli pensili. Alla ricostruzione Riccardi appartiene pure l'edicola settecentesca del lato est con la statua di s. Domenico attribuita a Giacomo Cassetti. In questa occasione furono coperte di calce le lunette del coro e la "Crocifissione" del refettorio.

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