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PRESENTAZIONE La Chiesa
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La Chiesa
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4. La musica e l’organo

Le ricerche d’archivio finora svolte sul monastero di San Domenico non hanno ancora ben delineato una delle attività fondamentali della vita delle monache: la musica. Nel coro, come è tradizione, le religiose eseguivano in canto piano o figurato le musiche per la messa e per l’officio divino. Solenni riti si celebravano, oltre che nelle maggiori solennità dell’anno liturgico, per la pronuncia dei voti delle nuove suore e per il giorno del patrono S. Domenico, dichiarato festivo dal Consiglio dei Quattrocento di Vicenza, e posto negli statuti del 1294 su istanza delle monache e dei domenicani di S. Corona. Molte dunque le occasioni di far musica all’interno del monastero, ma anche drastiche le limitazioni imposte dalle autorità ecclesiastiche. Il 19 gennaio 1618 il card. Gallo, quale rappresentante della Sacra Congregazione, scrive da Roma al vescovo di Vicenza:

“Non approvano questi Ill.mi miei Signori che dalle monache ò nelle loro chiese da persone secolari si faccia la musica in canto figurato, mi hanno però ordinato di scrivere a V.S. che la proibisca espressamente alle monache di codesta città, et diocese, ne permetta che vi si faccia senza particolare licenza di questa Sacra Congregazione”.

Il divieto di eseguire il canto figurato nei monasteri, particolarmente apprezzato nei primi decenni del Seicento nell’esperimentazione della “seconda prattica”, era indirizzato alle esecuzioni musicali fatte da “persone secolari” e non a quelle delle monache; mirava, quindi, ad evitare l’ingresso di estranei nel monastero che avrebbe potuto turbare il tranquillo scorrere della vita claustrale. Purtroppo non sono rari gli episodi di violazione della clausura da parte di persone, nobili congiunti e amici delle monache, perseguiti dall’autorità ecclesiastica.

Negli ultimi anni del Settecento, e forse prima, questa disposizione decadde perché  nel 1801 nei bilanci del monastero sono segnate uscite per i salari del confessore, predicatore, medico, chirurgo, gastaldo, sagrestano, ortolano e pure quello dell’organista; ciò significa che, almeno in quel periodo, l’organo non veniva suonato da una monaca.

Poco si conosce del primo organo. Uno strumento esisteva sul finire del secolo XVII perché in una “notta spese estraordinarie fatte da gennaio 1691 sin a maggio 1696”  compilata da suor Artemisia Franceschini (Vicenza, Archivio di Stato, b. 1648) è segnata un’uscita di £ 1465 e soldi 18 “Per speso per riparar il campanile rovinato da saetta, la chiesa, vetriate della medesima, agiustar l’organo, sechiaro di sagristia”.

Nel 1737, in occasione del riordino della chiesa, fu commissionato un nuovo organo a Bartolomeo Peretti, un prete di Noventa Vicentina socio del celebre organaro Pietro Nacchini. Nella ricevuta rilasciata alle monache il Peretti dichiarava “di aver ricevuto per conto dell’organo nuovo posto nel Coro delle Monache di S. Domenico l’organo vecchio con ducati 100, come da altra mia ricevuta del 25 corrente: et hora ricevo altri 96 scudi della croce per saldo, che in tutto fanno troni 1820, come d’accordo”.

Alcune perplessità sorgono sulla collocazione dello strumento: l’organaro scrive che lo pose nel coro delle monache, mentre il Bressan (La chiesa e il monastero di San Domenico, p. 20), non è dato sapere sulla base di quale documento, scrive che era in controfacciata, sopra la porta principale della chiesa. E proprio in controfacciata, appoggiato alla bussola, troverà posto un nuovo organo.



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