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PRESENTAZIONE La Chiesa
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La Chiesa
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3. L’attuale disposizione dell’interno

Nel 1674 sulla nicchia a sinistra dell’altare maggiore, fu aperta una piccola finestra, ancor oggi esistente, che serviva alle monache che stavano in coro per passare al sacrista gli arredi sacri e tutto l’occorrente per le celebrazioni liturgiche. Questo lavoro era ricordato dall’iscrizione “Soror Laura Maria Barbarana Priora Fecit Anno Dni MDCLXXIIII. Die XXIIII. Genaro”.

Nel Settecento il monastero è stato oggetto di radicali lavori di ristrutturazione che hanno interessato il chiostro e anche la chiesa.

Nel 1710 l'altare maggiore fu nuovamente rinnovato sostituendo la mensa e il tabernacolo, come risulta dalle due iscrizioni poste ai lati dell’altare: “S. VALERIA MARCHESINI e “ANNO MDCCX”. La tela dell’Adorazione dei Magi del Maganza non fu sostituita, ma fu tolta l’iscrizione che ricordava il committente Ettore Ferramosca.

Tra il 1736 e il 1739 si diede una nuova disposizione alla chiesa; furono tolti i quattro vecchi altari laterali e al loro posto, centrati nelle due pareti, furono rifatti quelli del Rosario e di S. Domenico. L'altare del Rosario, a destra, fu costruito dal tagliapietra Gaetano Vendramin Mosca, mentre Giacomo Cassetti vi scolpì gli angeli e la colomba. Antonio de Pieri dipinse la pala rappresentante la Vergine che consegna il rosario a S. Domenico inginocchiato a sinistra, mentre a destra è raffigurata S. Rosa con le mani incrociate sul petto. L'altare di sinistra, dedicato a San Domenico, fu realizzato da Carlo Merlo e il veronese Taddeo Taddei dipinse la pala con S. Domenico portato in gloria dagli angeli. I lavori di riordino della chiesa interessarono anche l’allargamento delle due finestre laterali e l’apertura di due grate per le monache ai lati dell’altare maggiore.

Nel 1737 i quindici tondi con i misteri del rosario dipinti dal Maganza furono venduti per £ 120 “a patto, che di questo denaro fossero indorate le due ferriate o grade, che di recente erano state aperte lateralmente all’altare maggiore”. Nell’adattamento ottocentesco le due grate furono trasformate nelle due porte che imettevano nella piccola sacristia ricavata innalzando una parete all’altezza del presbiterio del coro e inglobando, quindi, il prezioso lavabo fatto costruire nel 1655 da suor Domicilla Capra.

Nel 1810 il monastero fu demaniato e nel 1813 fu acquistato dal Comune di Vicenza per ospitarvi dapprima un ospizio femminile e dal 1875 un orfanotrofio. Ecco la descrizione della chiesa contenuta nella perizia allegata all’atto di vendita registrato il 5 settembre 1810 (Vicenza, Archivio di Stato, notaio Gandin):

“Chiesa. Entrar di porte al lato di ponente, e della corte, il pavimento di cotto, due finestre a mezzogiorno con le ferrate, e vetri, tre altari due di marmo e uno [con] i abbassamenti soltanto di marmo, le collone e ornati tutto di legno, una custodia di marmo [il tabernacolo], il soffitto alla ducale dipinto”.

A fine ‘800, la pala dell’altare di S. Domenico del Taddei, quando l’ex monastero ospitò l'orfanotrofio maschile, fu sostituita con un’altra dipinta nel 1896 dal vicentino Ascanio Chiericati raffigurante S. Gaetano Thiene che a delle donne che gli chiedono soccorso addita un Angelo con in mano un cartello con le parole RESPICIT VOLATILIA COELI [Egli guarda gli uccelli del cielo] perché di fronte all'angelo sui rami di un albero sono posati parecchi uccellini. La frase, adattata, è tratta dal vangelo di Matteo (6,26).

Nel 2010 si è concluso il restauro della chiesa di S. Domenico grazie al finanziamento della Fondazione Cassa Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona e della Società per Azioni Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova. Il progetto di restauro è stato redatto da un consulente di Amcps con lo scopo di recuperare l’edificio e di trasformarlo in un auditorium. Per ottenere una capienza di circa 70 posti sono stati tolti i gradini e le mense dei due altari laterali. Sono state riaperte le due porte ai lati dell’altare maggiore che collegano la chiesa con il coro. Il pavimento del presbiterio è stato coperto con una pedana lignea per l’alloggiamento degli impianti, pannelli di riscaldamento, linee elettriche, prese e microfoni. È stata rifatta la bussola dell’ingresso e in continuità è stata posta un’armadiatura che contiene parte del sistema impiantistico relativo all’illuminazione, al controllo della prestazione acustica della sala durante le esecuzioni musicali, al trattamento dell’aria e dell’umidità.

Sul sagrato è stata posta una pavimentazione in ciottolato di fiume e in trachite grigia.

Non è ancora stato realizzato il “musaeum lapidarium” all’interno del chiostro lungo la parete della chiesa e del coro, per dare una dignitosa collocazione alle tre lapidi levate dall’interno della chiesa e collocate alla base del campanile (sepolture Pigafetta e Ferramosca) e al cinquecentesco altare dell’oratorio del crocifisso pervenutoci privo di mensa del quale si conservano le due lesene corinzie e una centina con la seguente iscrizione:

CHATRINA CALDOGNIA HVIVS CHRISTI IMAGINE PRIVS CETERIS SORORIBVS ANNO D. 1444 DIE 8 IVLII ORA Px 8 HIC MIRACVLOSE VENIRE CONSPE[C]TA S[AC]ECVLVN HOC CONSTRVERE FECIT IDENQVE CLARA TABVLA. ANNO. D.1592 SVIS ESPENSIS ORNAVI.

[Caterina Caldogno, avendo scorto prima delle altre consorelle che questa immagine di Cristo ritornava miracolosamente il giorno 8 luglio dell’anno del Signore 1444 alle ore 8 fece costruire questo piccolo sacello e lo stesso suor Clara Tavola fece adornare a sue spese nell’anno del Signore 1592].

L’altare è rimasto sotto la centenaria magnolia per tutto il lungo tempo del restauro dell’ex monastero sede del conservatorio e nel cantiere esterno privo di alcuna protezione nel recente recupero della chiesa. Ci è pervenuta pure una delle due lapidi che erano poste ai lati di questo altare che ricorda il trasferimento dell’oratorio all’interno del monastero fatto nel 1702:

LAVRA MARIA SESSO PRAESIDE EMERITA MARIA LEONILDE ET MARIA MATILDE SORORES TIENE MONASTERI DECVS AC RELIGIONIS PIETATEM EMVLANTES A BENEDICTO XIV PONT. MAX. SVPPLICI LIBELLO IMPETRARVNT VT QVOTANIS DIE OCTAVA JVLII SSMAE HVIVS ICONIS APPARITIONE DECORATA CONFESSARIVS PRO TEMPORE INCRVENTVM SACRVM IN HAC INTERIORI ARA VALEAT PERAGERE NE PRIVILEGII MEMORIA PEREAT DIE XXIII JVNII MDCCII CHIROGRAPHO IN COMM. ARCA SERVATO MONIALES P.P.

[Sotto la direzione benemerita di Laura Maria Sesso, le sorelle Maria Leonilde e Maria Matilde Thiene, splendore del monastero ed emule nella devozione, con una supplice richiesta ottennero dal Sommo Pontefice Benedetto XIV che l’8 luglio, giorno onorato per l’apparizione di questa santissima immagine, il confessore incaricato potesse celebrare il sacro rito su questo altare interno. Per evitare che la memoria di questo privilegio andasse perduta le monache, mettendo al sicuro il manoscritto nell’urna, posero il giorno 23 giugno 1702].



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