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Rassegna "I Martedì al Conservatorio"

Evento 

Titolo:
Rassegna "I Martedì al Conservatorio"
Quando:
23.01.2018 18.00 h - 20.00 h
Dove:
Sala concerti del Conservatorio - Vicenza
Categoria:
I Martedi al Conservatorio

Descrizione

Martedì 23 gennaio 2018, ore 18.00
Sala Concerti “Marcella Pobbe”


Est Europa, dal Duo al Quintetto


Stefano Antonello e Louise Antonello violini
Cecilia Adele Bonato viola – Davide Pilastro violoncello
Julien Antonello pianoforte





SERGEJ PROKOF’EV Sonata per due violini op. 56
(1891-1953) - Andante cantabile
- Allegro
- Commodo (quasi Allegretto)
- Allegro con brio



ANTONÍN DVOŘÁK Cavatina e Capriccio
(1841-1904) da Miniatures per due violini e viola op. 75a



ARVO PÄRT Fratres per quartetto d’archi
(1935)



DMITRIJ ŠOSTAKOVIČ Quintetto per pianoforte e archi op. 57
(1906-1975) - Prelude. Lento
- Fugue. Adagio
- Scherzo. Allegretto
- Intermezzo. Lento
- Finale. Allegretto


Molti anni fa, all’inizio della mia attività come violinista, mi capitò di dover telefonare ad un funzionario di un’amministrazione pubblica per comunicargli che uno dei concerti che mi erano stati commissionati, non si sarebbe probabilmente potuto svolgere: un membro del quartetto d’archi con cui avevo preparato il programma si era ferito ad una mano, e non era certo di poter recuperare in tempo. La risposta del funzionario mi lasciò di stucco: «Che problema c’è» mi disse, «invece di suonare in quattro suonerete in tre!». Il concerto alla fine si poté tenere col quartetto al completo, ma mi fece capire come le logiche della musica classica sfuggano a volte ai non addetti ai lavori. Per quanto anche nel campo della musica colta si usi talvolta trascrivere un brano per un organico strumentale diverso da quello pensato dal compositore, una buona trascrizione richiede molto tempo e notevole competenza: ogni parte assegnata a un singolo strumento è come la gamba di un tavolo, se la si toglie bisogna ridisegnare tutta la forma del tavolo per poterlo far stare in equilibrio.
Comunque un bravo compositore è sempre in grado di rendere un pezzo coinvolgente, di “farlo stare in piedi”, anche se è destinato a un numero ridottissimo di esecutori, e anche in mancanza del pianoforte – lo strumento polifonico per eccellenza, capace di dare sostegno armonico e interesse anche alla più semplice delle melodie –, ne avremo una dimostrazione nel concerto di oggi che inizia con solo due violini, per aumentare via via – quasi in una sorta di gioco – col pianoforte ultimo ad aggiungersi al gruppo di esecutori. Non seguiremo perciò il normale ordine cronologico dei brani, il filo comune è l’appartenenza dei compositori ai paesi dell’Est Europa.
Si comincia con Sergej Prokof’ev, ucraino, che compone nel 1932 la Sonata per due violini: già dal nome – non Duo, o Duetto, come si usa di solito per questa formazione – si intuisce che la sua intenzione è di creare un pezzo importante, da concerto. È un brano di non facilissimo ascolto (fu composto per l’inaugurazione di una Società per l’Avanzamento nella Moderna Musica da Camera) ma di forte impatto, che il preparatissimo pubblico dei Martedì saprà apprezzare. Si prosegue col ceco Antonín Dvořák, che invece creò nel 1887 le Miniature op. 75a (anche qui il titolo è indicativo) con tutt’altro scopo: dopo aver composto il Terzetto per suonarlo egli stesso alla viola, con un violinista dilettante suo coinquilino e il maestro di questi, si accorse che il pezzo era troppo difficile per l’amico, quindi rimediò scrivendo subito dopo le Miniature. Sono quattro, per questione di tempo verranno eseguite le prime due. Terzo pezzo è una delle circa venti versioni autentiche o autorizzate di Fratres dell’estone Arvo Pärt (la prima versione nel 1977), compositore per il cui stile è stata coniata l’espressione “minimalismo sacro”, ben illustrato da questo brano che ci trasporta in una atmosfera contemplativa, ritmata dai pizzicati del violoncello e sostenuta dal bicordo ostinato del secondo violino. Ultimo brano in programma è il Quintetto di Dmitrij Šostakovič, nato a San Pietroburgo nel 1906. Dopo un inizio di carriera compositiva brillante all’insegna di uno stile esuberante e personale, a trent’anni subisce una violenta critica ufficiale da parte del Partito Sovietico. Secondo la Lega dei Compositori Sovietici infatti i brani musicali avrebbero dovuto contenere canti popolari, inni e finali trionfanti, per innalzare e allietare le masse popolari. Šostakovič fu costretto a rivedere il suo stile, a partire dalla Quinta sinfonia, sottotitolata da lui stesso Risposta pratica di un artista sovietico a una giusta critica. Anche nel Quintetto, del 1940, si possono notare gli influssi dei suoi nuovi ideali di chiarezza e semplicità, che non gli impedirono di creare qui un capolavoro dalle molteplici sfaccettature timbriche ed emozionali. Dal clima teso e drammatico del Preludio si passa senza pausa all’ordinatissima e quasi cullante Fuga, cui segue lo Scherzo pieno di energia satirica e grottesca; ci si calma con la melodia e il lirismo dell’Intermezzo, e si conclude con il Finale non privo di una sottile e voluta ingenuità.
Tutti gli interpreti di stasera si sono diplomati presso il Conservatorio di Musica di Vicenza (in tempi più o meno recenti…).
Stefano Antonello

Sede

Sala concerti del Conservatorio
Sede:
Sala concerti del Conservatorio
Via:
Contra' San Domenico 33
Cap:
36100
Città:
Vicenza
Paese:
Paese: it

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